L’oscura arte del defollow e il suo significato (per me)
Lo so, è vergognoso aggiornare il Tumblr solo sporadicamente e con post lunghi, non dovrei, però tendenzialmente scrivo quando ho qualcosa da dire e non per parlare «a cazzo» (quello lo faccio su altri mezzi).
La mia riflessione parte dall’aver visto che stamattina, su Twitter, uno dei miei follower più interessanti ha deciso di lasciarmi: ha fatto bene! Lo dico in totale sincerità, perché sta nella filosofia e nella libertà del mezzo decidere chi seguire e chi no.
Le motivazioni per un defollow possono essere molteplici: “ti ho fatto girare le balle” (possibile), “sono un idiota” (molto probabile), “non interagivamo” (decisamente credibile) ma quella che mi piace di più è “non dico cose che ti interessano”. Ci sta, ci sta tutto e fortunatamente siamo in un paese ancora sufficientemente libero da poter decidere chi ascoltare e chi no, chi leggere e chi ignorare.
Proprio in questa logica, apprezzo quelli che mi leggono, provano ad interagire e poi se ne vanno perché per loro non sono interessante, lo trovo un segno di onestà intellettuale, molto superiore a tutti coloro che fanno inutili followback per poi ignorarti da ora all’eternità, in secula seculorum.
@teofish (che consiglio a tutti di seguire) qualche giorno fa ha scritto “regola n.1 del defollow. se defollowi qualcuno e questo fa altrettanto subito dopo, dovevi smettere di seguirlo prima.” e poi ha aggiunto “regola n.2 del defollow. se dopo averti defollowato scrive «addio stronzo». beh, sei in ritardo pauroso.” In meno di 280 caratteri la filosofia del defollow-back.
Non sopporto i CEOminkia, perché, usando lo stesso metodo spammoso dei bimbominkia, contribuiscono soltanto l’aumento della sporcizia nel mezzo. Però qui il problema si risolve facilmente: non li segui e amen.
Razza ancora peggiore sono i Collezionatori di Follower che hanno la dimensione dell’ego (per i maschietti anche qualcos’altro) direttamente proporzionale al numero di follower. Forse, Severgnini non aveva tutti i torti: “Get a life, my friends!”.
Morale della favola, se mi interessi ti followo e non mi frega una cippa che tu mi segua anzi, se potessi, non mi seguirei nemmeno io.
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